Lo sfascio bancario di Merkozy
Il Foglio ha chiesto al nuovo governo di impegnarsi in Europa affinché la Bce svolga una politica di prestatore di ultima istanza, sulla base dall’articolo 105 del Trattato europeo che le affida compiti di stabilità finanziaria sussidiari a quelli delle Banche centrali.
21 AGO 20

Il Foglio ha chiesto al nuovo governo di impegnarsi in Europa affinché la Bce svolga una politica di prestatore di ultima istanza, sulla base dall’articolo 105 del Trattato europeo che le affida compiti di stabilità finanziaria sussidiari a quelli delle Banche centrali.
Non si tratta di interferire con l’autonomia della Bce, ma di chiarire il suo statuto legale. Insieme con questo impegno, il governo dovrebbe prenderne un altro, che riguarda la stabilità finanziaria dell’Eurozona: una applicazione più ragionevole della regolamentazione delle banche di quello stabilito dall’Eba (l’Autorità bancaria europea) per i parametri patrimoniali degli istituti di credito che possiedono titoli pubblici europei. L’Eba, per i debiti pubblici posseduti dalle banche, ha adottato la stima al valore di mercato (mark to market), indipendentemente dalla quota di titoli che presumibilmente le banche potrebbero essere costrette a vendere prima e dalla valutazione che ne potrebbe fare la Bce nell’utilizzarli come collaterali per dar loro dei crediti.
Sulla base di tali stime, l’Eba ha stabilito aumenti dei coefficienti patrimoniali delle nostre banche, che posseggono rilevanti importi di Btp, e delle banche spagnole hanno molto debito iberico.
Il mark to market è stato aspramente criticato perché ha favorito il boom finanziario, generando una spirale fra espansione del credito che ha fatto salire il valore dei titoli e degli immobili e aumento dei valori patrimoniali delle banche che li possedevano. Gli effetti a catena fra boom dei valori patrimoniali e boom del credito ha portato a una bolla anomala e poi alla crisi. Ora si sta registrando l’effetto a catena opposto fra deprezzamento del debito pubblico degli stati dell’euro diversi dalla Germania e vendita da parte delle banche non solo di titoli italiani e spagnoli, ma anche di quelli di altri stati, per timore che l’Eba imponga l’aumento dei parametri patrimoniali.
Il mark to market è stato aspramente criticato perché ha favorito il boom finanziario, generando una spirale fra espansione del credito che ha fatto salire il valore dei titoli e degli immobili e aumento dei valori patrimoniali delle banche che li possedevano. Gli effetti a catena fra boom dei valori patrimoniali e boom del credito ha portato a una bolla anomala e poi alla crisi. Ora si sta registrando l’effetto a catena opposto fra deprezzamento del debito pubblico degli stati dell’euro diversi dalla Germania e vendita da parte delle banche non solo di titoli italiani e spagnoli, ma anche di quelli di altri stati, per timore che l’Eba imponga l’aumento dei parametri patrimoniali.
Ciò genera un aumento degli spread e una contrazione del credito che investe tutta l’Europa. La revisione dei criteri di valutazione delle banche non interessa soltanto l’Italia, ma tutta l’Europa che rischia di passare da una crescita troppo bassa alla recessione. Per questo è auspicabile che il nuovo esecutivo sostenga lo sforzo del sistema bancario italiano di far rinsavire il duo Merkozy.